venerdì 29 gennaio 2010

Guardia Piemontese


Caratteristico borgo medioevale, Guardia Piemontese è conosciuta soprattutto come stazione termale. Le Terme Luigiane, ben organizzate e molto frequentate, sono classificate al massimo livello qualitativo ed offrono un trattamento completo e idoneo per una vasta gamma di indicazioni terapeutiche. Il centro storico ricorda con molti monumenti la strage dei valdesi avvenuta nel 1560, infatti a ricordo di ciò qui si incontra la "Porta del Sangue". Inoltre questo è un importante snodo stradale, perché dalla marina allacciata alla SS 18 , si stacca la superstrada delle Terme, così denominata perché si dirige verso le Terme di Spezzano Albanese e le Terme di Cassano, per giungere fino al mar Ionio.

Da vedere:E' inevitabile, giungendo a Guardia Piemontese, soffermarsi davanti alla Porta del Sangue il cui nome è legato indissolubilmente alla strage dei Valdesi il cui innocente sangue si riversò dal Castello fino alla porta stessa e da lì verso il mare. Ma tutta la parte centrale dell'abitato è di grande interesse storico e architettonico. La chiesa Domenicana conserva l'antico coro ligneo del XVI-XVII sec. Notevoli le iniziative a supporto del recupero della storia e della tradizione: in quest'ottica sono da visitare il Centro di Cultura "Giovan Luigi Pascale" e il Museo della Civiltà Contadina. Il belvedere di Guardia, il punto più alto è quello dell'antica Torre, è uno dei più incredibili di tutta la Calabria: nelle giornate di buona visibilità si riesce a dominare tutta la costa che va da Capo Vaticano a Capo Palinuro. Guardia Piemontese è punto di partenza di ottimi itinerari naturalistici anche di facile percorribilità.
Eventi:Il patrono di Guardia è S. Andrea Apostolo che viene festeggiato il 30 novembre. A settembre si tiene il Festival del documentario sulle minoranze, la cui prima edizione si è svolta nel 1999. La gastronomia è piuttosto ricca e, per ciò che concerne i dolci, spiccano le "pittule" e le "crocette" preparate in concomitanza con il Natale.

giovedì 28 gennaio 2010

Paola

Città che ha dato i natali al Santo Patrono della Calabria "SAN FRANCESCO DI PAOLA", e insieme meta religiosa, culturale e turistica.Al santuario si possono ammirare i luoghi legati alla vita del Santo, molto ben conservati e oggetto di culto e di pellegrinaggio dei fedeli come la Cappella, il Chiostro e la biblioteca all'annesso Monastero. Paola è anche un importante snodo ferroviario, con tutti i treni a lunga percorrenza per tutte le direzioni. Grande importanza anche dal punto di vista viario, con la superstrada Silana-Crotonese, infatti è possibile giungere agevolmente alla città capoluogo Cosenza in trenta minuti e proseguire per l'altopiano della Sila in un'ora per arrivare fino a Crotone sul mar Ionio dopo poco meno di due ore in un alternarsi di scenari paesaggistici e naturalistici assolutamente unici. Da vedere:Il Santuario di S. Francesco è senza dubbio il monumento più significativo di Paola. Il Santuario risale al 1595 ed ospita le reliquie del Santo. Nel centro storico ci sono poi interessanti chiese: la chiesa della Madonna di Montevergine; la chiesa del Rosario; la chiesa Matrice; la chiesa di S. Franceschiello che ha un bel portale in arenaria; la chiesa di S. Caterina con un portale del 1493 e infine la casa natale del Santo, in piazza XXIV Maggio, ora trasformata in chiesa. Degni di nota i ruderi del castello aragonese con una torre cilindrica e una torre costiera del secolo XVI. Straordinariamente importante per la comprensione della pittura bizantina in Calabria, la chiesa di Sotterra in contrada Gaudimare ai confini con Fuscaldo. L'impianto, venuto alla luce nel 1876, è stato studiato con attenzione dall'archeologo paolo Orsi negli anni '20. All'interno dell'ipogeo tre cieli di pitture di cui alcune risalgono al X secolo.Si consiglia il "giro dei miracoli", itinerario che tocca i luoghi in cui compì eventi prodigiosi. Di estremo interesse tutto il centro storico di Paola. Vi si accede per la porta detta di S. Francesco. Attraversata la porta c'è la piazza del popolo con al centro la bella fontana in pietra arenaria che risale al 1600. Eventi:La festa patronale è, ovviamente, il 2 aprile e tra le manifestazioni più importante c'è la processione a mare. In agosto hanno luogo manifestazioni culturali e gare sportive.
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mercoledì 27 gennaio 2010

Santa Maria del cedro


S. Maria del Cedro si trova fra Scalea e Cirella. Il centro storico è ubicato alla fine della vallata verde di cedriere ed uliveti, ad un'altura di appena 116 mt s.l.m. e a 2 Km dalla litoranea. Lungo la costa invece si sta sviluppando la zona marina.Il Paese è famoso, e lo si deduce anche dal nome, per le coltivazioni di cedro, che qui sono abbondanti e con frutti raffinati. Questa particolare caratteristica è favorita dal clima umido e mite della zona e dalla favorevole posizione geografica che consentono la maturazione del frutto, sono pochi infatti i posti al mondo dove si produce questo agrume. La non elevata altitudine sul livello del mare e il clima mite e salubre fanno di Santa Maria del Cedro uno dei centri più graditi dai turisti. Il paese è graziosamente inserito alla finedi una vallata verde di cedriere e uliveti, da cui si diffonde un profumo intenso e inimitabile.
Da vedere:Le sue origini risalgono alla metà del XVII secolo, grazie all’abbandono forzato del paese di Abatemarco in seguito alla distruzione dall’omonimo fiume. A Marcellina frazione di Santa Maria del Cedro, si possono ammirare i resti della vecchia subcolonia della magna grecia di nome Laos. La ricerca archeologica ha portato alla luce un impianto urbano di origine greca dai notevoli spazi. Altri edifici di interesse sono i ruderi del Castello dell'Abatemarco, in prossimità dell'omonimo fiume, sulla strada che conduce a Marcellina e a Verbicaro, il Carcere dell'Impresa, costruzione del '500, dove la vegetazione è rigogliosa e vivono ancora specie protette di fauna e flora ed in cui abitò tra gli altri agli inizi del sec. XIX il grande matematico Giovanni Langillotta e la torre di difesa bizantina (altre torri difensive della stessa epoca nell'agro comunale sono la torre Longa e quella di Nucito).
Eventi:Sagra del cedro: si svolge nel mese di agosto nel centro storico, con degustazione di prodotti a base di cedro realizzati dalle aziende artigiane locali.Festa “S. Michele” il Santo Patrono, si festeggia il 29 settembre.Festa del “perciavut” tradizionale festa del vino novello. In tutti i bar e locali della zona si trovano gelati e granite di cedro. Immancabili, in ogni casa, liquori e infusi di cedro.

venerdì 22 gennaio 2010

FILEJA


Pasta fresca tradizionale calabrese , fatta in casa, che si produce in provincia di Vibo Valentia, da dieci anni si consuma fuori dai confini regionali e nazionali. Di antica produzione familiare tradizionale di pasta fresca, che si tramanda di generazioni in generazioni, consumata in giornata quella fresca, in qualsiasi momento quella essiccata a lunga conservazione, utilizzata per la vendita in tutto il mondo, grazie ai numerosi turisti che hanno conosciuto questo prodotto tramite i ristoratori locali.una pasta fresca preparata in casa e ricavata con un semplice composto di acqua e farina che viene lavorato a mano.

"i Fileja" si servono con sugo di pomodoro e con il locale "Pecorino del Monte Poro" grattuggiato. Per gli amanti del "piccantino" il tutto può essere insaporito e "infiammato" da un buon peperoncino piccante calabrese o dalla famosa "Nduia di Spilinga" .





'nduja


Cos'è la nduja? La nduja è uno dei più famosi, se non il più famoso, tra i prodotti alimentari tipici calabresi. La nduja (attenzione: nduja, non nduia!) è un salame morbido, spalmabile, piccantissimo.
È tipica del Monte Poro: Spilinga (in provincia di Vibo Valentia) è il comune d'elezione, ma l'area di produzione è estesa a molti comuni del vibonese. Il nome nduja deriva dal francese "andouille", che vuol dire "salsiccia". Non è tuttavia una salsiccia, per quanto possa assomigliarci.
La nduja è fatta con carne di maiale, un po' di grasso, e molto peperoncino piccante. Ed è proprio per l'abbondante peperoncino che la nduja è molto piccante. Non a caso qualcuno potrebbe preferire una versione "light".
La nduja ha un colore tendente al rosso - neanche a dirlo - dovuto alla presenza del peperoncino, e una consistenza che neanche dopo la stagionatura diventa dura.
È quasi superfluo sottolineare come la nduja, grazie al gusto squisito e al piccante dovuto a tanto peperoncino, viene da alcuni considerata afrodisiaca. Si può anche essere scettici al riguardo, ma sicuramente la nduja ha benefici effetti sul sistema cardiocircolatorio.

giovedì 21 gennaio 2010

Immersioni


Il tratto di mare che va da S.Nicola Arcella fino a Diamante è di grande interesse subacqueo. Il pescatore o il fotografo potrà trovare in questo tratto cose veramente interessanti. Gli unici consigli preliminari, oltre a quelli di tipo generali che tutti conoscono, sono che bisogna preferire Giugno, Luglio e Settembre. Immergersi ad Agosto, infatti, nel periodo di maggiore affollamento turistico potrebbe essere rischioso, salvo che non si sia attrezzati per le immersioni notturne che sono senz'altro da preferirsi.Dalla torre costiera di San Nicola Arcella a Capo Scalea, la parete esterna a picco continua su fondali che superano i 30 m prima di incontrare la base sabbiosa.
Tra la baia del Carpino e il comune di Scalea c'è un fondale ricco di grotte fenditure, canali, cornicioni, franate di massi. La piana alluvionale del fiume Lao e la sua spiaggia sabbiosa, ci separano per un tratto di 10 km dall'ultimo evidente tratto roccioso della riviera dei cedri: l'isola di Cirella e il tratto di mare antistante l'abitato di Diamante. Più interessante è il tratto costiero che va da Diamante agli scogli emersi di Santa Letterata. Al largo si estende una secca il cui fronte meridionale accidentato scende più o meno rapidamente fino a 20 m. Vi si possono ancora incontrare corvine , saraghi maggiori, qualche cerniotta.

martedì 19 gennaio 2010

Festa del Mare

La terza domenica di maggio. Organizzata dai pescatori del luogo, è la festa più sentita.
Dopo la messa nella chiesa dell'Immacolata Concezione si svolge una suggestiva processione. La statua della Vergine, caricata su un peschereccio, percorre via mare il tragitto che va da Diamante a Cirella seguita dalle barche con la banda e con i fedeli.
Una volta a riva il parroco pronuncia una omelia solenne al termine della quale vengono fatti esplodere i fuochi d'artificio. La statua, quindi, viene riportata in chiesa. In serata, sul lungomare, è allestita una fiera generica.

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Festa del Cedro


Nel mese di luglio. In occasione di questa festa, lungo le strade del centro storico, vengono allestititi stands di prodotti tipici a base di cedro.
Il momento della degustazione è allietato da concerti musicali e spettacoli di cabaret. Ogni anno l'Accademia Nazionale del Cedro organizza un convegno a tema

Gastronomia calabrese


La Gastronomia di questa splendida regione che vede uniti territori completamente differenti è ben bilanciata; nel suo ricettario si possono trovare nella giusta proporzione piatti a base di carne ovina e suina, di verdure (particolarmente usata la melanzana) e di pesce.Una caratteristica particolare di questa cucina è quello della lavorazione dei cibi finalizzata alla loro conservazione. Diffusissime dunque su tutto il territorio sono le conserve: dai prodotti sott'olio alla conservazione degli insaccati.Le lavorazioni per la conservazione dei prodotti della terra e del mare hanno sempre avuto un ruolo primario nella gastronomia calabrese. I metodi utilizzati sono diversi e favoriscono tutti un lungo mantenimento: le tecniche più tradizionali prevedono l'esclusivo utilizzo dell'olio extravergine d'oliva che, grazie alla sua azione isolante, permette di conservare molti alimenti proteggendoli dai batteri presenti nell'aria.
Un prodotto tipico è il Cedro.In Calabria l'unica zona italiana dove si coltiva il cedro è la fascia di litorale tirrenico che va da Tortora a Cetraro. Tutta la produzione viene assorbita per celebrare le ricorrenze religiose ebraiche. Alla fine dell'estate vi giungono i rabbini a raccogliere personalmente, da piante non innestate, i cedri che servono alla festa del Sukkoth (festa ebraica), che commemora l'attraversamento del deserto degli Ebrei per raggiungere l'attuale Israele. Le piante, allevate in forma bassa, si moltiplicano per talea; esse sono sensibili al gelo, soggette alla gommosità e al mal secco e durante l'inverno vengono protette da speciali coperture. Fioriscono durante tutto l'anno e la maturazione è scalare, mentre la raccolta si effettua dai primi di ottobre ai primi di dicembre. Nel cedro i frutti migliori derivano dalla fioritura di maggio e giugno.Vengono canditi e poi usati per la preparazione di dolci, ricoperti di cioccolato o consumati tal quali durante le feste natalizie. Ha una forma ovale; pezzatura circa 1 Kg; di colore verde chiaro; la scorza è spessa, dal sapore dolce e la polpa ridotta con poco sugo; ha un gusto dolce- acidulo e un'aroma intenso e gradevole.
Inmancabile è il peperoncino piccante usato come alimento fin dai tempi antichissimi. Dalla testimonianza di reperti archeologici sappiamo che era conosciuto in Messico 9.000 anni fa e già nel 5.500 a.C. era presente in quelle zone come pianta coltivata. Una precisa testimonianza la troviamo nella biografia di Montezuma, ultimo signore degli Aztechi, che mentre era prigioniero di Cortez, passava il tempo scherzando con le sue concubine mangiando pietanze con peperoncino rosso. Le varietà più conosciute di peperoncini di tutto il mondo, con i luoghi di coltivazione e il loro grado di piccantezza espresso in gradi Scoville.Ci sono peperoncini dolci, piccanti e piccantissimi. Tutto dipende dalla capsaicina che dà il sapore di piccante.In genere i peperoncini più piccoli sono i più piccanti. Da questo si può dedurre che la capsaicina presente nelle bacche è indirettamente proporzionale alla grandezza dei frutti.Le piantine hanno altezza varia tra i 20 e gli 80 centimetri; foglie alterne, a forma di cuore o lanceolate; fiori bianchi da Maggio a Settembre; dentro ci sono l'androceo e il gineceo che maturano contemporaneamente con fecondazione autogena cioè senza l'aiuto degli insetti o del vento. Frutti e bacche di varia forma a seconda della varietà. Attecchisce con facilità negli orti ma anche nei vasi con i quali si possono adornare le case. Ha trovato nel sud, soprattutto in Calabria e Basilicata, l'habitat più adatto. Tanto che il peperoncino che si coltiva in queste due regioni, viene unanimemente riconosciuto il migliore.
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Diamante


Posta al centro della Riviera dei Cedri, Diamante è soprannominata la Perla del Tirreno. La posizione geografica, i suoi circa otto chilometri di spiaggia dalle variegate combinazioni di sabbia e di colore, nonché il mare cristallino ed i fondali sempre diversi, ne fanno una delle mete turistiche più belle della Calabria.
E' un centro di origini recenti, fondato nel 1638 come pertinenza dello stato di Belvedere, appartenne ai Carafa fino al 1806, attualmente conta una popolazione di 5084 residenti su una superficie di 11,79 kmq. Il comune di Diamante comprende anche Cirella che è assai nota per i ruderi della città vecchia distrutta da Annibale.


venerdì 15 gennaio 2010

I murales di Diamante il museo all'aperto del Tirreno cosentino


Da un'idea dell'artista Razzetti ad oggi si contano circa duecento dipinti
Passeggiando per i vicoli della cittadina di Diamante si ha la sensazione di visitare una galleria a cielo aperto.
Il piccolo borgo del Tirreno cosentino, che annovera 5mila anime di abitanti fino ad arrivare, nella stagione estiva, a 50mila presenze di turisti è considerato come “la città dei murales”. A impreziosire questa Perla del Tirreno come è stata definita dalla scrittrice Matilde Serao, infatti, ci sono i 150 dipinti realizzati lungo i muri di Diamante dal 1981, in seguito all'originale idea del pittore Nani Razzetti, per rivalutare il centro storico. Così, agli inizi degli anni Ottanta diversi scrittori, poeti, pittori provenienti da ogni parte del mondo, hanno portato la loro esperienza artistica nelle cittadina tirrenica dipingendo e lasciano versi sulle facciate delle case del centro storico.
Sono opere che parlano, comunque, di Diamante, delle sue peculiarità, del suo mare, del suo territorio che sorge su una scogliera di fronte cui si vede la suggestiva isola di Cirella (diventata Parco marino della Riviera dei cedri).
L'iniziativa artistica rappresenta il tratto distintivo di Diamante che porta ogni anno tanti curiosi e turisti a visitare la cittadina, la cui amministrazione, provvede costantemente far restaurare i dipinti mantenendoli inalterati nel tempo. Inoltre, nel corso del tempo, i muri di Diamante si arricchiscono di nuove opere realizzate da artisti.
Questa cittadina della Riviera dei cedri, conosciuta anche per il suo peperoncino cui nel mese di settembre è dedicato un Festival che porta Diamante al centro dell'attenzione nazionale, rappresenta dunque uno dei più prestigiosi musei all'aperto del nostro paese.
Come dire una perla per il turismo calabrese.
Angela Mendicino


martedì 12 gennaio 2010

Itinerario Altomonte - Castrovillari - Morano - Mormanno - Scalea

Cosenza - Altomonte - Castrovillari (A3+S. prov.+A3: km. 92, ore 4:30)Castrovillari - Morano (S. S. 19: km. 7, ore 1:30) Morano - Mormanno (A3: Km. 28, ore 1:30)Mormannno - Scalea (S. 504: Km. 49, ore 1:30) Uscendo da Cosenza, ancora per la valle del Crati, ed usufruendo quindi dell'A3, in direzione nord, oltrepassati gli svincoli di Tarsia (dove è stato realizzato un bacino artificiale) e quello di Spezzano Albanese,cui sono vicine le Terme, si è all'uscita, da poco realizzata, per Altomonte, che costituisce una tappa obbligata, per altro raggiungibile velocemente (45 minuti). L'antico Braellum (m. 495, ab. 4.663), che porta il nome attuale dal 1343, vanta, infatti, non solo notevoli monumenti, ma anche un Museo ben organizzato e numerose iniziative culturali, tra cui spicca il "Festival" di spettacoli d'arte varia (luglio-agosto). Affascinanti, anche, le numerose manifestazioni a carattere religioso, come la "S. Messa delle stelle e dei Magli" (gennaio), la processione della Festa della presentazione di Gesù (2 febbraio), e quelle in occasione della Settimana Santa (27-28 aprile). Altomonte fu feudo, tra gli altri, dei Sangineto e dei Sanseverino. L'interessante centro storico, in via di continui recuperi ed abbellimenti, si trova nella parte più alta dell'abitato, ed è sovrastato a nord dalla severa, ma suggestiva, mole quadrilatera dell'angioina "Torre dei Pallotta", con elegante bifora ad arco trilobato (sec. XIV), e ad est dagli avanzi del castello, di epoca medievale (ambedue i monumenti, di proprietà privata); poco più in basso, e sopra il moderno anfiteatro all'aperto, si erge la maestosa mole della Chiesa di S. Maria della Consolazione. Ricostruita nel periodo gotico-angioino, a spese del conte Filippo di Sangineto (ca. 1340), e successivamente riammodernata dai PP. Domenicani, ha la facciata in tufo con grande rosone centrale traforato ricostruito sull'antico modello, ma stranamente trascurando le parti originali portale archiacuto con arco di scarico all'uso senese, campanile quadro, con grande bifora. L'interno è stato restaurato nelle forme originarie.Nel presbiterio, grande mausoleo(che si trovava prima alla parte destra, entrando) del fondatore, conte Filippo di Sangineto, con arca scolpita e sostenuta da tre statue a figura intera, che reggono il baldacchino ove due angeli sollevano il tendaggio mostrando la figura giacente del conte. L'opera è identica a quelle angioine esistenti nelle chiese napoletane, e si deve probabilmente attribuire alla scuola di Tino da Camaino, o, secondo una più recente e affascinante ipotesi, all'ancora ignoto "Maestro" di Mileto. Altro avanzo di un mausoleo trecentesco rappresentato dalla statua giacente di un guerriero, e lastra tombale con la figura della famosa contessa di Altomonte, Cobella Ruffo (1447). Bello anche l'altare, del '700 napoletano, intitolato a S. Michele Archangelo. Nel vicino Convento dei Domenicani (1342) è sito il Museo di S. Maria della Consolazione, nel quale sono conservate opere d'arte di rilievo, tra cui: tavola dipinta "Madonna delle pere", di gusto catalano (sec. XV), polittico in legno con numerosi scomparti recanti storie della Passione di Cristo - attribuito al "Maestro" di Onofrio ed Antonio Penna (nobili napoletani sulla cui tomba è altarolo simile) - e tre tavolette, resti di un grande polittico, due con "Santi" e la terza con l'effige di Ladislao d'Ungheria, opere riconosciute di Simone Martini, l'ultima, e di Bernardo Daddi le prime; due riquadri in alabastro, resti di un paliotto d'altare in dieci elementi, scolpiti ad altorilievo, in minuti pannelli sagomati ad archetti in stile gotico fiammeggiante: ogni riquadro ha un episodio della vita di Gesù e della Madonna, identici ai noti avori francesi (sec.XIV); inoltre, una statuetta in marmo della "Madonna con Bambino", detta "Madonna di Trapani", di bottega siciliana del XVII secolo, tavola con "Madonna" dovuta forse ad un primissimo Pietro Negroni (ca. 1530), nonché altre tele di scuola napoletana, sculture, suppellettili intagliate da artieri locali, paramenti, corali, etc.
Il convento dei Domenicani fu centro importante di cultura monastica: vi soggiornano Matteo Bandello, Tommaso Campanella, ed altri uomini illustri per dottrina o pietà. Da segnalare, anche, la Chiesa di S. Francesco di Paola (sec. XVIII) con interessanti affreschi del coevo Genesio Galtieri, da Mormanno. A pochi chilometri da Altomonte è Lungro(m.600, ab.3.218), sede eparchica greco cattolica per gli Albanesi di Calabria, dagli originali usi e costumi e dai suggestivi riti civili e religiosi di tradizione orientale (tra cui il Carnevale, con sfilate nei costumi originali, e la "Festa della montagna", il 29 luglio), e per secoli sede di una importante miniera, oggi abbandonata. Nella Cattedrale resti dell'antica decorazione pittorica, affresco di gusto bizantino "S. Parascere" (sec. XVI), e, recente dotazione, nuova iconostasi che modifica quella dipinta da Conti nel 1940. Tornati sulla A3, in direzione nord, si esce dallo svincolo per Frascineto e Castrovillari. Quest'ultima, grande cittadina (m.350, ab.22.544), è forse di fondazione romana, e fu feudo degli Spinelli e dei Sanseverino. Nella parte sud dell'abitato: il Castello aragonese(1490), ancora però adibito a carcere; la Chiesa della Trinità (1750, addossata al preesistente convento franceschiano), con dipinto sul tela "Madonna con Bambino fra Santi" di Giovan Tommaso Conte(1592), belle tele dell'ajellese Raffaele Aloisio (sec. XIX),scultura lignea del napoletano Nicola Fumo (1711), ricco altare ligneo con tela coeva attribuita a Simone Oliva (1775); Chiesa di S. Giuliano con bel portale in pietra(1568), fonte battesimale (in origine ciborio del '500) con rivestimento ligneo scolpito (sec. XVIII), croce processionale di argenteria locale(1633) e molte altre pregevoli opere d'arte provenienti da diverse località ed edifici. Più su, dopo il Conservatorio delle Pentite con portale barocco del '600, tela del Marulli(1631) ed altre del '700, il Santuario di S. Maria del Castello (sec. XI), a breve distanza dell'abitato, offre un suggestivo panorama del massiccio del Pollino (m.2271), fino alla valle del Coscile. La chiesa è di impianto normanno, successivamente rifatta: conserva un affresco "Madonna con Bambino", di discussa datazione (sec. XI-XIV, ma forse portoangioino), altro col Redentore(sec. XIV-XV), un notevole bassorilievo di scuola pisana (sec.XIV), alcune tavole del cosentino Negroni(1552-1560) ed altre opere di artisti settecenteschi (Galtieri, 1777, Oliva) e di scuola locale del '500. Nel palazzo Gallo al centro, vicino al Municipio la pinacoteca dell'artista locale Andrea Alfano (1879-1967) ed il Museo civico comprendente materiale archeologico repertato in territorio di Castrovillari a zone limitrofe. Nelle altre chiese S. Francesco di Paola, S. Maria di Costantinopoli (S. Giuseppe), S. Maria delle Grazie affreschi e tele di pittori locali del '500-'700. Nella cittadina si svolgono diverse manifestazioni tipiche, quali la "Sagra delle vecchiaredde" (vecchiette) a gennaio, il Carnevale del Pollino ed il Festival Internazionale del Folklore dal 7 al 12 febbraio.
Da Castrovillari converrà raggiungere Morano per la S. S. 19, in modo da godere la caratteristica visione dell'abitato, ascendente sul Pollino e sormontato dai ruderi del castello normanno. Già stazione sulla via Popilia (159 a.C.), che collegava Roma con il Sud (e che in molti punti è ricalcata dalla S. S. 19), Morano (m. 650, ab. 5.116), patria di Carlo e Nicola De Cardona (sec. XX), offre diversi motivi d'interesse. Nella Chiesa di S. Bernardino attualmente in restauro, soffitto ligneo carenato, su schema veneto, del '500, grande Crocifisso in legno, statua del Santo opera di bottega napoletana del '600, leggio corale del 1536 con stemma dei Sanseverino (fondatori del Monastero),e l'eccezionale polittico "Madonna e Santi" di Bartolomeo Vivarini (1477), ora nella Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, in alto nel paese, statue marmoree di Pietro Bernini, padre del celebre Gian Lorenzo, "S. Lucia" e "S. Caterina di Alessandria" (1591), provenienti dal Convento di S. Maria di Colloreto e altre della sua bottega, croce processionale di argentieri abbruzzesi (1445), suppellettile lignea del moranese Agostino Fusco, notevoli tele di PietroTorres, di scuola siciliana, napoletana e romana (1500-1600), artistico organo del '700. Sulla facciata è murata la statua "S. Pietro" del XIV secolo. Nella Chiesa della Maddalena (sec. XIV, modificata nei secoli successivi), ritenuta una delle più belle chiese barocche della provincia, una "Madonna cogli Angeli" del Gagini (1505), tele del Torres (1600), Sarnelli e del Lopez (sec. XVIII)), statua marmorea della Vergine ed altre sculture della fine '500, tutte probabilmente provenienti dal Convento di Colloreto, argenterie e parati sacri di botteghe napoletane e veneziane (F. Guardì?) dei sec. XVII-XVIII, maestoso organo del 1763. Nelle Scuole elementari sede provvisoria, essendo quella definitiva S. Bernardino vi è ancora, il "Museo di storia dell'agricolura e della pastorizia" (nei secoli XIX e XX). Ancora più a nord è Mormanno (m. 842, ab. 4.277), per raggiungere la quale vi è l'imbarazzo della scelta, perché se da un lato il percorso della S.S. 19 permette di valicare lo storico passo di Campo Tenese, ove l'ultimo episodio bellico, nel 1806, segnò la sconfitta dell'esercito borbonico, quello sulla A3 offre la suggestiva veduta, sul "Cappellazzo" (m. 1200), di ruderi del Convento di S. Maria di Colloreto, fondato dal Beato Bernardo Milizia, da Rogliano, nel 1544. Normanno risale, quanto meno, ad opeca longobarda (per alcuni autori addirittura al VII secolo). Vi nacque l'illustre architetto ed organaro Giovanni Donadio, detto "il Mormando" (1450-1526). Fra le chiese, quella di S. Maria del Colle (sec. XV), su progetto dello stesso Donadio ma ristrutturata in stile barocco nel 1700: vi sono buone tele di altare di scuola napoletana (sec. XVIII), croce processionale ed altre argenterie di botteghe napoletane (sec. XVII-XVIII), bei parati coevi ricamati a colori, campanile con statua lapidea del XIV-XV secolo, organo attribuito allo stesso "Mormando" (ma del 1671, proveniente dalla cappella del SS. Sacramento). Nel paese vi sono inoltre due Oratori, del Suffragio e di S. Apollonia, affrescati dal locale Genesio Galtieri (ca. 1760). Da Mormanno si lasceranno, infine, le vette del Pollino per scendere in direzione del Tirreno, seguendo la S. 504 che, lungo la valle del Leo, porta a Scalea, attraverso Papasidero e sepolture del paleolitico, ed il Santuario di S. Maria di Costantinopoli, di origine bizantina, e successivamente passando da S. Domenica Talao. Notevole è l'interesse paesaggistico di tratti del corso del fiume, ancora incontaminati, e divenuti negli ultimi anni meta di escursionisti e canoisti.
Scalea (m. 25, ab. 7.008), rinomato centro balneare, è l'antica Laminium posta sulla via consolare tirrenica, ed i numerosi ritrovamenti archeologici permettono di situare ancora più indietro nel tempo gli insediamenti nella zona. Vi dimorano a più imprese, ospiti del filosofo Gregorio Caloprese (1650-1715), il Metastasio e il Gravina. Su quella che anticamente era l'isoletta di Capo Talao, bella torre di vedetta dell'epoca di Carlo V e, nei pressi, zona paleo-archeologica ("Grotta della Torre"). Di fronte, il centro storico, davvero notevole per lo sviluppo di scale, vicoli, portici suggestivi.In basso è la Chiesa di S. Nicola in Plateis, angioina su preesistenze: nella cripta sepolcro marmoreo (1343) dell'ammiraglio Ademaro Romano,famoso personaggio storico locale, opera della scuola di Tino da Camaino, e tela della Madonna del Carmine, dovuta a G. B. Azzolino (sec. XVI). Poco più in alto, il palazzo già dei Principi Spinelli, feudatari del luogo, con bifora ogivale su schema arabo-siculo, murata, cortile e decorazioni (sec. XIV-XVII). Salendo ancora, l'aragonese "Torre del carcere" (o Cimalonga) (sec. XV), "Antiquarium", la Chiesa di S. Maria d'Episcopìo, costruzione medievale in seguito rimaneggiata, con avanzi di affreschi del '500, e grande dipinto sulla Circoncisione di Gesù, del De Matteis (1662-1728) e, vicino, la Chiesa detta dell'Ospedale (prop. fam. Grisolia), con affreschi di stile bizantino databili X-XIII secolo. Al culmine, i ruderi del castello di origine normanna. Altri monumenti, o resti, nel territorio circostante, come quelli della "Torre di Giuda", così detta per il tradimento di un soldato che aprì la strada ai corsari turchi. Scalea offre anche alcune feste ormai tradizionali, e cioè quella in onore della Vergine del Carmine (15-16 luglio), la processione a mare e la fiera per la Madonna del Lauro (7-8 settembre), l'altra della Natività, col "palio di S. Lucia" (novembre), e svariate manifestazioni, come il "Concorso Ippico Nazionale".

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Itinerario Praia - Guardia - S. Marco

Scalea-Praia-Scalea (S. S. 18: Km. 21) (ore 1 e 45') (*)Scalea-Guardia (S. S. 18: Km. 48) (ore 3)Guardia-S. Marco (S. 238 + S. 533: Km. 30) (45')S. Marco-Cosenza (A3: Km. 47) (ore 2 e 30') La prima parte (*), che con un breve percorso porta a nord, prima di intraprendere il ritorno verso Sud e Cosenza, può essere eliminata, se è necessario ridurre la percorrenza. Il veloce balzo in direzione nord ci consente di arrivare quasi all'estremo confine occidentale della provincia di Cosenza, e di vedere l'isola di Dino, con le sue pittoresche grotte,e la bella torre di Fiuzzi (o di Capo Dino), facente parte delle oltre cento fortificazioni costruite in vista delle spiagge, dal XVI secolo, onde prevenire gli attacchi dei corsari, molte delle quali, anche se purtroppo mal conservate quando non ridotte a ruderi, punteggiando ancora oggi le coste calabre. Praia a Mare (m. 5, ab. 5.551), la remota Plaga Sclavorum fondata intorno al 610, offre un esempio di architettura religiosa rupestre, il Santuario di S. Maria della Grotta, luogo di ritrovamenti archeologici verificatisi anche in altre parti del territorio e relativi ai periodi paleolitico e neolitico. Ricordiamo, come curiosità, che la Chiesa del Santuario fa uso di una campana proveniente da una nave inglese naufragata presso l'Isola di Dino. Interessante la Rocca (forse del sec. XV, purtroppo inaccessibile perché privata) dominante la torre e l'Isola a sud dell'abitato. Ritornati indietro a Scalea, o partendo direttamente da essa, procedendo a sud sulla S. S. 18 si incontrano diversi luoghi degni di nota: Cirella (m. 20, ab. 1.300), dominata a mezza costa dalle rovine di "Cirella vecchia" (sec. XIII-XIV, abbandonata nel 1811), in una zona che mostra numerose tracce di antiche civiltà, da quella romana (Cirella era stazione della via consolare tirrenica) caratterizzata dal cosidetto "Mausoleo", a quella bizantina; Belvedere Marittimo (m. 150, ab. 8.821), situato a monte della "Marina", in prossimità della S. 105 che conduce a S. Agata d'Esaro: patria di S. Daniele, martire francescano di Ceuta (1227), col vasto castello Spinelli, di origine normanna ma ricostruito in epoca aragonese (torri cilindriche, portale d'ingresso, sormontato dal notevole stemma, e con resti del ponte levatoio e del rivellino d'accesso; di proprietà privata, è però aperto solo nei mesi estivi), la Chiesa di S. Maria del Popolo (circondata da costruzioni e negozi moderni) con tele di ottima scuola napoletana (sec. XVII-XVIII), quali quelle di Giovan Battista Lama, e la "Madonna con Bambino" in marmo (1500), e la Chiesa del Crocifisso col grandioso e spagnolesco "Cristo in Croce" ligneo del XVII secolo (per visitarla, rivolgersi all'abitazione sulla destra);
Sangineto (m. 333, ab. 1.513), nella cui marina, importante centro turistico, è il castello, dalle caratteristiche aragonesi ma di origine più remota, e comunque poco opportunamente adibito a ...discoteca. Continuando verso sud, si arriva a Guardia Piemontese (m. 514, ab. 1.467), così denominata in quanto venne fondata nel sec. XIII dagli esuli delle valli piemontesi del Chisone, di religione valdese. Essi, tenaci agricoltori, mantennero lingua, costumi e riti d'origine fino a che, intorno alla metà del sec. XVI, l'Inquisizione non scatenò contro di loro una "crociata", sterminando la maggior parte degli "ultramontani" di Guardia , (ove al "Porta del Sangue" ricorda il triste episodio), Montalto Uffugo, San Sosti, Vaccarizzo. Nell'abitato, la cui popolazione, benchè ormai ridotta, conserva tuttora gelosamente il dialetto ed i costumi propri della loro storia, resti della cinta muraria e del castello. Vicino alla "Porta", il Centro di cultura valdese, e nel centro storico un piccolo "Museo della civiltà contadina". Nella valle prospiciente la marina, sovrastata da un pittoresco picco chiamato "Dito del diavolo" si trova la migliore stazione termale della Calabria, che utilizza cinque sorgenti, con acque sulfuree tra le più apprezzate in Europa, e già note ed utilizzate sin dal XV secolo, per la cura delle malattie della pelle, orecchio, naso, gola, delle broncopatie, dell'osteoartrosi ed in ginecologia. Alle "Terme Luigiane" e nella marina, numerose manifestazioni ricreative e culturali contrassegnano l'estate. Da Guardia una superstrada di recente costruzione, e di buone caratteristiche panoramiche, sale sino a circa 1000 m. e supera la catena costiera, ricongiungendosi poi con la S. 533 e scendendo verso la valle del Crati. E' qui, che s'incontra S. Marco Argentano(m. 430, ab. 7.813), l'antica Argentanum pre-romana ricordata da Tito Livio ed intitolata poi all'evangelista Marco, suo patrono, caposaldo della dominazione normanna, eretta in diocesi nel secolo XI (unita nel 1818 a quella di Bisignano ed oggi sede arcivescovile cui fa capo Scalea). Sull'abitato si erge la torre detta "di Dragone Normanno" che, però, seppure risalente al sec. XI, si presenta nella forma più tarda, dovuta ai Sanseverino di Bisignano (sec. XV) il cui stemma (ormai consunto e non più leggibile) si ritiene sormonti il portale d'ingresso.
Il manufatto, classico "dongion" collegato, forse da ponte levatoio, al rivellino, è ben conservato e merita una visita (la chiave si trova presso il Comando dei VV.UU., disponibili con grande cortesia) all'interno che si sviluppa su tre piani ed i sotterranei, con una scala circolare nella parete esterna ed ambienti ancora dotati dei tipici "servizi" medievali. Anche la Cattedrale è di impianto normanno (ma ne conserva solo la cripta medievale): vi sono custoditi una croce reliquario in argento, a rilievi bizantineggianti, di arte forse abbruzzese (o, secondo alcuni, locale) del sec. XIV, probabilmente proveniente dall' Abbazia di S. Maria della Matina , ed un dipinto su tavola raffigurante S. Nicola di Bari, di anonimo, forse locale, dallo spiccato gusto catalano (sec. XV). Una breve visita alla Chiesa della Riforma, originaria del XIII secolo e poi modificata secondo lo schema monastico di Val di Crati, rivela interessanti affreschi dei sec. XIV-XVII, parti di un polittico del Negroni (1553), un dipinto "Madonna con Bambino e Santi" di incerta attribuzione (sec. XVII ?), e, nella sacrestia, pregevoli intagli lignei di frà Gennaro da Bonifati e frà Giuseppe da Grimaldi (sec. XVIII). Nel paese si svolgono varie manifestazioni in agosto e settembre, con mostre di prodotti agricoli. Scendendo verso la valle, a circa quattro chilometri da S. Marco, in una doppia curva si trova la frazione "La Matina", dove in un nucleo di abitazioni rurali è sita l'Abbazia di S. Maria (proprietà famiglia Valentoni), di rilevante interesse malgrado le modifiche apportate nel tempo. Fondata intorno al 1060 dal sovrano normanno Roberto il Giuscardo per i monaci benedettini, vi dimorò Urbano II nel 1093; passò poi ai cistercensi, che la ricostruirono dopo il terremoto del 1184 in perfetto stile monastico-ogivale, con caratteristici elementi borgognoni (i monaci della Sambucina la occuparono verso il 1220). Si accede alla chiesa da un ingresso archiacuto, ed attraverso un atrio coperto a piccole volte a crociera, sorrette da colonne a fascio, e dotato di porte con lunette decorate, il tutto, però, malauguratamente ridipinto a vivaci colori; da qui si passa al grande cortile, con resti di affreschi, su cui s'apriva il chiostro, ormai crollato, e dal quale si entra nella suggestiva aula capitolare, cui recenti restauri hanno restituito la severa bellezza gotica, impreziosita da straordinarie colonne a fascio e da finissimi capitelli a fiori e foglie, finestroni bislunghi e portali ogivali, mensoloni collegati da una decorativa cornice modanata. Sono presenti, anche, buone tele di scuola napoletana. L'autostrada per Cosenza può infine essere raggiunta proseguendo sulla S. 533 ed entrando per lo svincolo di Tarsia, o, per chi non gradisse molto la tortuosità di questo percorso (peraltro breve), continuando a sinistra in modo da imboccare lo svincolo di Spezzano Terme, circa 5 km. più a nord del precedente.

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Itinerario "Costiera Jonica-Direttrice

Cosenza - svincolo per Sibari(A3: Km. 51) (min. 30)Svincolo - Sibari(SuperS. 534: Km. 22) (ore 1:00) oppure:Svincolo - Cassano-Sibari(SuperS. 534 + S. Prov.: Km. 41)* (ore 2:00)Sibari - Amendolara(S. S. 106 Radd. + S. 481: Km. 36) (ore 2:00)Amendolara - Rocca Imperiale(S. 481 + S. S. 106 Radd. + S. Prov.: Km. 28) (ore 2:00)

Si tratta di un itinerario che, unitamente a vari motivi d'interesse,presenta però lo svantaggio di toccare l'estremo limite nord-orientale della provincia di Cosenza, che è la più estesa della regione. Ciò, e la mancanza di un percorso alternativo per il ritorno a Cosenza, rendono quest'ultimo defatigante, salvo pernottamento, per cui l'itinerario è consigliabile a chi debba poi dirigersi a nord verso la Basilicata e la Puglia, o ne provenga. E' anche possibile proseguire in direzione centro-nord, riallacciandosi alla A3 tramite la SuperS. 653, ma con un ulteriore percorso mediano (Est-Centro) di circa 90 Km., dal bivio sul fiume Sinni allo svincolo di Lauria Nord. Si parte, in direzione nord, sull'A3, dalla quale si esce allo svincolo per Sibari, proseguendo sulla SuperS. 534, verso il mare Jonio. Si può deviare, prima di arrivare al bivio della S. S. 106, per Cassano, passando per Doria/Cassano stazione: una deviazione consigliabile per chi avesse tempo a disposizione, comportando un maggior percorso, fra andata e ritorno, di soli 19 Km. circa. Cassano Jonio (m. 252, ab. 18.613), già nota sin dal IX secolo a.C. come importante centro longobardo, pretesa patria di S. Eusebio papa (1309), è sede di Vescovado, la cui fondazione risale al secolo VIII. La Cattedrale, ricostruita nel XV secolo su preesistente cripta normanna, con affresco in stile bizantino "S. Biagio" (1500), ha una ricca facciata barocca (vescovo Coppola, 1795) e conserva all'interno interessanti opere marmoree dei sec. XV-XIX, tracce di affreschi del '400 e suppellettile varia: vicino, il campanile (1606). Dominano l'abitato i ruderi del castello (sec. XII), mentre nelle vicinanze sono il Santuario della Madonna della Catena (1620), con tele di Nicola Malinconico (1663-1721), seguace di Luca Giordano, la Grotta di S. Angelo dai ritrovamenti archeologici dell'età neolitica, e le Terme con sorgenti alcaline e sulfuree, molto frequentate per la cura di malattie delle vie respiratorie e dell'epidermide.
Nei pressi della Cattedrale vi è, inoltre, il Museo Diocesano, contenente dipinti, tra cui "L'Annunziata" attribuita ad Orfeo Barbalimpida (1500), sculture, parametri, pergamene, platee. Manifestazioni popolari tipiche sono la "corrida del maiale" (13 febbraio), la processione dei "varetti" (Misteri della passione di Cristo, 29 marzo), la fiera-mercato dell'artigianato e la sagra dell'uva (settembre). Ritornati sulla SuperS. 534, si procede sempre dritti verso il mare, sino a che, nei pressi della foce del Crati, si giunge nella zona di rilevante interesse archeologico dell'antica Sibari, e delle colonie di Copia e di Thurio. Sibari era stata fondata verso il 720 a.C., ed aveva raggiunto grandi dimensioni (si stendeva per alcuni chilometri), notevole rilievo politico-economico, e quell'opulenza tramandata poi in negativo dai suoi nemici, che la distrussero verso il 510 a.C. Gli scavi hanno messo in luce molti edifici abitativi, resti di templi, strade, teatri, monete, ed altre vestigia. Nella direzione dei "Laghi di Sibari" si trova il Museo Archeologico della Sibaritide, che comprende anche materiali rinvenuti nella vicina Francavilla Marittima, ed oggetti, per lo più ragguardevoli, provenienti dagli scavi stessi (moltissimi altri sono ancora da inventariare e restaurare). Continuando a nord sulla S. S. 106, si arriva, deviando per la S. 481, ad Amendolara (m. 237, ab. 3.053), l'arcaica Ad Vicesimun, stazione sulla via consolare jonica, ma di origine ben più remota, come comprovano i rapporti con la colonia greca di Sibari e le numerose scoperte archeologiche (necropoli e città pre-elleniche, elleniche, romane, e vestigia bizantine). Nel centro, che ha dato i natali al letterato Pomponio Leto (sec. XV), Chiesa della Matrice (sec. XV) con portale degno di interesse, fonte battesimale, croce processionale coeva di produzione calabra; resti del castello normanno, e di numerose chiesette bizantine (S. Maria della Lista, oggi detta "Cappella dell'Annunziata", S. Giuseppe, ed altre, con affreschi del '500). Da segnalare, anche, il Museo archeologico dovuto alla passione di un privato, il dr. Laviola, che è stato pure il principale artefice delle numerose scoperte di reperti storici e che raccoglie oggetti delle età del bronzo e del ferro, greco-arcaici, romani, bizantini, coprendo un arco di tempo di oltre sette secoli. Ancora più a nord, la S. S. 106 passa per la marina di Roseto Capo Spulico (m. 210, ab. 1.743), dove, su una roccia sul mare, svetta l'agile sagoma del castello svevo, che segnava nel secolo XIII il limite della "Porta Roseti", e che finalmente è in corso di restauro ad opera di una società privata che lo ha acquistato, sottraendolo...all'incuria pubblica. Interessanti, anche, gli avanzi della cinta fortificata dell'abitato più a monte, mentre pochi chilometri più a sud è la cosidetta Torre spaccata di capo Spulico ed altre ancora si trovano lungo il litorale. Si arriva, infine, a soli quattro chilometri dall'estremo confine della provincia (e della Regione), a Rocca Imperiale (m. 198, ab. 3.433). In cima all'abitato, che ne porta il nome, il vasto castello (recentemente acquistato dal Comune) di impianto svevo ma molto rimaneggiato in epoca aragonese e poi nel Viceregno spagnolo, e che conserva numerosi, notevoli, ambienti. Nel duomo, campanile forse del XIII secolo, con bifore di tipo normanno e, all'interno, il corposo fastigio ligneo di polittico del sec. XVII. Le attuali tele sono dovute al Sampietro (sec. XX).

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Itinerario Turistico Alto Jonio Cosentino

I giornata: Francavilla - Villapiana
Partendo da Villapiana Lido si può visitare una delle torri di avvistamento volute da Don Pedro de Toledo nel XVI sec. che sorge su ruderi di età romana.Lasciando poi la litoranea e prendendo la SS 92, dopo circa 6 Km si arriva a Francavilla Marittima. Francavilla è un centro abitato fondato dal Principe di Bisignano nel XVI sec. e tracce precise della storia del paese possono essere ritrovate nel sito archeologico del Timpone della Motta o nello scavo della necropoli di Macchiabate dove sono stati trovati ricchissimi corredi tombali oltre che vasi, punte di lancia, coppe e strumenti musicali ora conservati nel museo della Sibaritide in località Laghi di Sibari.Tornando o proseguendo sulla SS 92 in direzione di Cerchiara si incontra il Palazzo della Piana, costruzione signorile della famiglia Pignatelli.Sempre in località Cerchiara incontriamo la Grotta delle Ninfe dove le acque del torrente Caldanello formano le famose terme di Cerchiara. Qui si trovano sorgenti termali con acque sulfuree che vantano qualità dermoterapeutiche. Nell’abitato di Cerchiara consigliamo di vedere il Castello Feudale del XIII sec., la Chiesa di S.Giacomo di epoca barocca e la Chiesa Madre di S.Pietro anch’essa del XV sec.Vicino a Cerchiara, nel pianoro del Monte Sellaro (da un costone del quale si adagia appunto Cerchiara) troviamo il bosco dell’Acqua Rosa, meta consigliata agli amanti delle passeggiate in bicicletta o a piedi nel verde.Seguendo la strada che attraversa il paesaggio del gruppo del Sellaro, si arriva al Santuario di Santa Maria delle Armi antico edificio sorto nel 1440 circa.Tornando indietro verso Cerchiara, arrivati all’incrocio con la SS92, si gira a sinistra in direzione di San Lorenzo Bellizzi nel cui centro ci si può imbattere in una alta torre campanaria in pietra. In questo centro si trovano caratteristiche case di pietra tutte basse e addossate le une alle altre.Ritornando verso Cerchiara si può prendere la strada che porta a Plataci dove non può mancare la visita al centro storico, molto caratteristico, con al suo interno una chiesa parrocchiale di fondazione quattrocentesca. Nelle vicinanze del centro abitato troviamo anche la Cappella della Madonna di Costantinopoli. Scendendo verso la costa a circa 14 km da Plataci troviamo Villapiana. Essa sorge su un colle tra le due fiumare Satanasso e Saraceno. Fu fondata alla fine del XIII sec. Da visitare i ruderi del Castello Medievale fondato nel 1300, il Palazzo Feudale, la chiesa parrocchiale e la particolare Casa dell’Americano, costruzione completamente edificata con le donazioni degli emigrati in America, in Australia e in Europa.

II giornata: Albidona - Trebisacce
In località Albidona troviamo la Torre di Albidona, dalla cui sommità si può vedere l’azzurro del mare Jonio. Il bivio che si diparte dalla statale porta alla Masseria Torre di Albidona a poca distanza dall’omonima torre. Tornando poi sulla statale 106, dopo circa 4 km di strada provinciale arriviamo nel paese di Albidona. Da notare la sua urbanistica tipica degli antichi villaggi con una architettura povera, fatta di case di pietra con travi di legno e tetti di tegole. Da vedere il caratteristico centro storico con i resti delle mura del Castello, la Chiesa di S. Antonio di Padova, la Chiesa di S.Michele Arcangelo. Visitato il paese e tornando sulla statale, dopo circa 5 Km di cammino arriviamo ad Alessandria del Carretto. Il paese si trova sulle falde del Monte Sparviere. Qui è da vedere la chiesa di S.Alessandro e il centro storico caratterizzato dalle tipiche case costruite con pietre a secco. Alle spalle di Alessandria del Carretto, sulla via che porta al Monte Sparviere, troviamo un bosco di querce e cerri con verde attrezzato, campo bocce, giochi per bambini e un viale ottimo per le passeggiate. A circa 6 km di distanza da Alessandria troviamo il rifugio Tappatolo che si trova in una zona di verde attrezzato con un laghetto artificiale e da cui parte una pista di trekking. Per gli amanti dei panorami è consigliabile ritornare sulla provinciale fino ad Albidona e prendere una stradella comunale che porta fino alla cima del Monte Mostarico(774 m slm).Concludiamo il nostro itinerario visitando Trebisacce il cui abitato si divide in 2 centri: quello antico, il Paese, in alto sulla collina e quello moderno, la Marina, situato nella zona pianeggiante sul mare. Oggi con i suoi 10000 abitanti è il comune più popolato dell’Alto Jonio. Da vedere la Chiesa Parrocchiale, il Bastione ossia una cinta di mura innalzate agli inizi del XVI sec. Per difendersi dalle incursioni dei Turchi, il lungomare, la zona archeologica marina e gli scavi archeologici in contrada Broglio.

III giornata: Amendolara - Oriolo
Amendolara Marina è un paese sulla costa jonica che si incontra venendo da Metaponto, lungo la SS106 a poca distanza da Sibari, vicino alla foce del torrente Straface. Percorrendo la vecchia SS481 si può arrivare al Piano della Lista dove i ritrovamenti archeologici così numerosi fanno supporre che durante l’epoca romana ci sia stata una intensa urbanizzazione di tutta la zona.Da visitare la Chiesetta dell’Annunziata, fondazione risalente al IX –X sec. Di fronte ad essa, a breve distanza le une dalle altre si affacciano, ciascuna dal proprio colle, le chiese bizantine di S.Giovanni, S.Sebastiano,S.Marco,Santa Maria e San Giuseppe.Ritornando sulla SS481 entriamo nel centro di Amendolara. Da vedere il Museo Archeologico il quale raccoglie reperti di tutte le civiltà che si sono succedute sul territorio di Amendolara: vasi in terracotta, armi, gioielli ed arnesi in metallo databili al XII sec a.C. sono stati trovati in corrispondenza dell’attuale Rione Vecchio. Si possono ammirare anche i corredi funerari provenienti dalla necropoli di Mancosa Paladino.Inoltre è da visitare anche la chiesetta di S. Maria, il Castello restaurato nel 1239 al cui interno merita di essere ammirato un affresco conservato al piano terra e databile alla fine del XIII sec dove vi è rappresentata la Crocifissione con in particolare il Cristo sulla Croce, la Madonna e S.Giovanni rispettivamente sulla parete sinistra e destra della nicchia mentre sulla volta della nicchia è raffigurato il Pantocrator benedicente. Inoltre troviamo sempre in paese la Chiesa Madre di Santa Margherita e il Palazzo Grisolia situato in contrada Timpone.Lasciando il centro abitato e procedendo lungo la SS481 in direzione Oriolo fino alla contrada il Faro, girando a destra imbocchiamo una strada interpoderale che conduce dopo 200m alla contrada San Giovanni. Qui si trovano i ruderi dell’omonima chiesa del X sec. mentre in località San Nicola gli scavi hanno portato alla luce i resti di un abitato ellenico del VII-VI sec. A.C.Ritornando sulla SS481 e proseguendo per Oriolo, dopo circa 8 KM arriviamo in contrada Pietra Stoppa. A circa 6 Km da Pietra Stoppa raggiungiamo il bosco di Straface fitto di querce e pini.Ripartendo da Amendolara Marina in direzione nord verso Roseto lungo la SS106, dopo circa 3 Km giriamo a sinistra prendendo al bivio la strada per Oriolo e percorsi altri 10 Km dal bivio giungiamo a Castroregio. Da visitare a Castroregio il centro storico e la Chiesa Madre con al suo interno una splendida iconostasi di scuola veneto-cretese e una bella statua lignea del ‘600 raffigurante San Antonio da Padova.A 4 Km dal centro del paese raggiungiamo un bosco ricco di vegetazione chiamato Foresta tra le cui querce sorge una piccola chiesetta intitolata alla Madonna Della Neve. Riprendendo infine la provinciale che ci porta nuovamente a Castroregio e proseguendo per 9 Km in direzione Amendolara, raggiungiamo il bivio della SS481 che porta dopo circa 13 Km ad Oriolo. Da visitare ad Oriolo il Castello medievale, la Chiesa Madre di S.Giorgio Martire e il centro storico.
(le foto della spiaggia di Amendolara realizzate dallo Staff di CalabriaOnLine)

IV giornata: Roseto - Montegiordano
Partendo da Amendolara Marina e percorrendo la SS106 in direzione nord, dopo 5 km troviamo il castello di Roseto mentre raggiungendo il centro abitato sono da visitare la chiesa medievale di Santa Maria della Consolazione, la chiesa parrocchiale, la fontana di S.Vitale e il museo della civiltà contadina.Continuando a percorrere la SS106, svoltando a destra dopo circa 15 km raggiungiamo Rocca Imperiale.All’estremità nord del lungomare di Rocca vi è un ampio parco pubblico destinato a verde attrezzato con campi da tennis, bocce e calcio e vaste zone d’ombra attrezzate con tavoli e panchine.Riprendendo la statale in direzione nord dopo circa 18 km dall’uscita del centro abitato, se svoltiamo a sinistra su una strada interpoderale arriviamo a Le Cesine,una località famosa per la produzione di uva da vino e da tavola. Sempre in contrada Le Cesine, all’altezza del km 21,5 della SS106 troviamo la chiesetta di Santa Maria delle Grazie protettrice di Rocca Imperiale.Ritornando poi sulla stessa strada alla Marina di Rocca Imperiale, possiamo salire per il paese dove non possiamo perderci la visita al Castello Svevo. Il castello, che ha subito sostanziali trasformazioni in epoca aragonese, ha forma quadrilatera con otto torri massicce di cui cinque a pianta circolare. Uscendo da Rocca Imperiale imbocchiamo la strada provinciale per arrivare a Canna dopo aver percorso 15 km. Prima di arrivare al centro abitato dove è possibile visitare la chiesa parrocchiale possiamo dare una occhiata ai siti archeologici come il Timpone del Crocifisso e la Masseria Destra, un bell’esempio di costruzione padronale seicentesca. Dopo Canna ,percorrendo l’unica strada che sale verso la montagna dopo circa 10 km giungiamo a Nocara al cui interno troviamo un castello da cui poi partono mura cinquecentesche che proteggono il centro abitato. Da vedere anche la chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari con al suo interno una tela raffigurante la Madonna con San Nicola e San Giuseppe.A quattro km dal borgo abitato possiamo visitare il sito archeologico Armi di Sant’Angelo dove sono stati rinvenuti molti reperti di età ellenistica. A circa 4 km da Nocara si può visitare il convento di Santa Maria degli Antropici. Rimettendoci in cammino da Nocara possiamo scendere e prendere la strada che porta a Montegiordano paese che conserva ancora la fisionomia di un centro rurale.Da notare che nel 1980 venne scoperta qui una grande fattoria risalente al 350-280 a.C.

V giornata: Sibari - Castrovillari
Sibari è sicuramente una meta imperdibile per chi visita l’Alto Jonio. A Sibari non possiamo non visitare la marina con il suo bellissimo mare, il centro abitato molto caratteristico nonché gli scavi e i laghi. Un caratteristico villaggio a Marina di Sibari offre 3000 metri di spiaggia, appartamenti residenziali e tutti i servizi logistici per una vacanza ideale tanto che ancora oggi Sibari si trova al centro delle scelte turistiche dell’Europa continentale proprio per il suo mare, alle cui acque limpide e azzurre si accosta la terra della Magna Grecia con una spiaggia dorata e affiancata da una immensa pineta. Famosi sono anche i laghi di Sibari in località appunto Laghi di Sibari. Qui infatti dalle antichi paludi è stata ricavata una meravigliosa piccola laguna di 430 mila mq con 2000 posti barca e un bacino di carenaggio per barche fino a 30 metri di lunghezza. Famose sono anche le Terme di Sibari ma forse ciò che la fa conoscere in tutta Europa sono proprio i suoi Scavi.L’area archeologica ha infatti il suo epicentro a Parco del Cavallo i cui scavi si estendono fino a Casa Bianca e mettono in mostra i resti di Copia, che i romani costruirono nel 194 a.C. come loro colonia sulla citta di Thurii dopo che pochi anni prima questa fu distrutta da Annibale. In particolare la zona esplorata finora è quella posta a sinistra del fiume Crati, attraversata dalla SS106 jonica la quale comprende i cantieri di Parco del Cavallo presso cui si trova anche l’antiquarium dei reperti e di Parco dei Tori detto anche piu comunemente Stombi. Visitata Sibari si possono poi raggiungere facilmente le cittadine di Cassano allo Jonio e Castrovillari. A Cassano Jonio abitato fin dall’età neolitica restano come traccia di questi insediamenti solo i ruderi della Torre Milone, quelli del castello distrutto nel 1799 e pochi altri del Monastero Basiliano di San Marco.Tra le visite è d’obbligo quella alla cattedrale di origine bizantina e di stile romano dove troviamo numerosi affreschi nonché il grande Crocifisso in legno.Di fronte alla facciata si erge poi la grande mole quadrata del campanile settecentesco, mentre al lato destro si affianca il palazzo vescovile che ospita gli uffici della curia, l’archivio storico e la biblioteca. Un altro monumento di storia religiosa bizantina è il Santuario della Madonna della Catena. A 36 km da Sibari troviamo poi Castrovillari antichissimo paese le cui origini risalgono al II millennio a.C. Qui troviamo il Santuario, la Chiesa di San Giuliano e il castello aragonese, quadrangolare e con torri cilindriche ai lati ora adibito a penitenziario del tribunale locale. Biblioteca e museo collezionano opere letterarie storiche ed artistiche insieme a reperti dell’età preistorica e greco-romana per incentivare gli interessi culturali dei cittadini. Offre una accogliente e gentile ospitalità con il suo moderno aspetto cittadino e un sufficiente numero di hotels, ristoranti e bar.

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